Lo scontro tra Russia e Georgia investe anche Tuvalu.

Pubblicato il 16 novembre 2011

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di Beniamino Franceschini

Lo scorso 21 ottobre, una fornitura d’acqua inviata dalla regione autoproclamatasi indipendente dell’Abkhazia è arrivata nelle Isole Tuvalu, in Oceania. Il carico, giunto nella forma dell’aiuto contro la carenza d’acqua fresca che sta affliggendo il Paese, è parte della manovra diplomatica avallata dalla Russia e diretta a quattordici Stati della regione affinché essi riconoscano sia l’Abkhazia stessa, sia l’Ossezia meridionale. In realtà, Tuvalu aveva già riconosciuto formalmente le due regioni autonomiste a settembre, unendosi a Nauru, Nicaragua e Venezuela. Il fatto ha scatenato, com’era prevedibile, le reazioni tanto dell’Australia, quanto della Georgia. Canberra è stata rapida nel sostenere col parliamentary secretary ai Rapporti con le isole del Pacifico, Richard Marles, che si stia assistendo «a un esempio di diplomazia condotta col blocchetto degli assegni», poiché, oltretutto, «sarebbe piuttosto ingenuo pensare che un tale comportamento possa passare inosservato». Da parte sua, la Georgia, che tra l’altro ha appena sollevato il veto all’ingresso della Russia nella WTO, trovandosi costretta ad arginare un nuovo fronte di conflitto con Mosca (Ossezia del Sud e Abkhazia sono così da declinarsi), dopo aver fatto sapere il 13 ottobre tramite il viceministro Sergi Kapanadze che «tali atti non amichevoli peggiorano l’atmosfera», ha inviato il ministro degli Esteri Grigol Vashadze in visita presso Fiji, Australia e Nuova Zelanda.

Carta politica dell'Oceania con indicati Tuvalu e Nauru.

Mosca ha ovviamente negato ogni ruolo nell’iniziativa dell’Abkhazia, sostenendo con Timur Zevakhin dell’ambasciata a Canberra di «aver appreso della decisione di Tuvalu solo tramite le agenzie di stampa, non essendo a conoscenza di ulteriori Stati del Pacifico intenzionati a intrattenere rapporti con Abkhazia e Ossezia del sud» e respingendo le accuse australiane nei confronti di quelli che non sono altro che «aiuti trasparenti».

«È comunque ovvio, – ha commentato Juris Gulbis, inviato dell’Abkhazia per Asia e Pacifico, – che i Paesi che riconoscano Abkhazia e Ossezia meridionale si allineino con gli interessi russi e di tutti gli Stati che hanno intrapreso relazioni diplomatiche con noi».

Il palazzo del governo a Futafuti, la capitale di Tuvalu. Ha la particolarità di essere l'edificio più alto della città, l'unico a elevarsi oltre il primo piano.

Sebbene Tuvalu e Nauru (11mila e 10mila abitanti) siano due delle Nazioni più piccole al mondo, essi potrebbero vantare importanti risorse minerarie nei propri fondali marini, oltre a una specificità strategica in vista di un sempre più probabile scontro d’interessi tra le potenze che si affacciano sull’Oceano Pacifico. Altro aspetto geopolitico rilevante è la loro vicinanza relativa alle Hawaii, elemento da leggersi quale possibile punto di pressione sugli Stati Uniti proprio in un momento nel quale Obama sta annunciando il rafforzamento della presenza militare di Washington nel Pacifico. Non a caso, allo stesso modo della Cina, molto interessata alle ricchezze dell’area come già analizzato in un precedente articolo, anche la Russia sta intrattenendo rapporti diretti con i governi delle isole pacifiche: già nel 2009 Mosca donò $10 milioni a Nauru (che, infatti, nello stesso anno riconobbe Abkhazia e Ossezia del sud) e altrettanto potrebbe fare con Tuvalu, Paese che, dipendendo da aiuti esteri per il 44% delle entrate e non avendo altra sostanziale ricchezza oltre alla vendita del proprio dominio internet (“.tv”), confida molto nei benefici della manovra diplomatica. In situazione analoga, seppur in condizioni economiche migliori, sono le stesse Isole Fiji, al centro di un confronto serrato tra Mosca e Tbilisi (il cui ministro degli Esteri ha appena donato cento testi scolastici per bambini).

Mappa della Georgia con indicate Abkhazia e Ossezia del sud.

La Georgia, che tendenzialmente non avrebbe interessi ad avventurarsi nell’Oceano Pacifico solo per contrastare la Russia, si trova invece a dover intervenire in risposta ai movimenti di Abkhazia e Ossezia meridionale, le due regioni autoproclamatesi indipendenti che costituiscono una delle maggiori problematiche del Paese caucasico. Questo è il motivo principale per il quale a 9mila miglia di distanza si gioca una partita alla quale Tbilisi deve assolutamente prender parte e nella quale può contare sull’alleanza di Australia e Nuova Zelanda. «Le isole del Pacifico, – ha detto al “Seattle Times” Ferguson Hanson, del Lowy Institute for International Policy di Sidney, – già in passato sono state al centro di uno scontro diplomatico tra la Cina popolare e Taiwan. Data la necessità di aiuti che esse hanno, per loro è un impegno minimo riconoscere realtà come l’Abkhazia, delle quali altrimenti non si interesserebbero per niente e riguardo alle quali il posizionamento di Tuvalu o Nauru non modifica l’assetto internazionale».

Di avviso più preoccupato sono invece l’Australia e la Nuova Zelanda, entrambe decise a dissuadere Mosca da ulteriori ingerenze nell’area: «Quello che emerge, – sostiene il segretario Marles, – è che la Russia si avvantaggi di Stati estremamente piccoli e vulnerabili per perseguire progetti che davvero poco hanno a che fare con questa regione del Pacifico».

(Il contenuto del testo può essere liberamente utilizzato per fini non commerciali, purché se ne indichino autore e provenienza).

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