di Beniamino Franceschini
da FANPAGE, 06 agosto 2012
Alex Schwazer non parteciperà alla 50 km di marcia delle Olimpiadi di Londra, poiché trovato positivo all’eritropoietina. In questo articolo, poche parole sul grave e apparentemente immotivato errore del campione di Pechino.
Caro Alex, perché? Avevo pensato a qualche parola d’introduzione da porre in modo più articolato, a qualche formula d’ingresso del discorso, ma non ne ho trovata alcuna. Perché? Sono un garantista, lo sono sempre stato e sempre lo sarò: non spetta a me giudicare. Talvolta, non potendo avere nemmeno una parvenza di completezza informativa, addirittura non commento le sentenze passate in giudicato. Credo che tutti sbagliamo nella vita, che abbiamo diritto al legittimo dubbio, alla presunzione di innocenza, a una seconda opportunità. Anzi, ritengo che abbiamo proprio il diritto di sbagliare, una sorta di ius peccandi (il termine non è corretto, ma non ne trovo altri) che – volenti o nolenti – la concezione cattolica ha trasmesso all’Italia. Però, Alex, perché? Tu sei un olimpionico, atleta di levatura internazionale in una disciplina eroica dalle distanze impronunciabili, rigida nelle proprie regole quanto a esecuzione e precisione dei movimenti. I maratoneti sono il simbolo dell’Olimpiade – questo è indubbio – ma i marciatori attirano la curiosità, poiché in pochi capiscono cosa significhi disegnare quei passi, la cui errata progressione conduce all’esclusione dalla gara. Sei un carabiniere, Alex. L’Italia credeva in te. Il nostro Paese non spicca ormai da anni per i risultati nell’atletica leggera, eppure tutti eravamo affezionati a te, alla tua semplicità, alla visione bucolica delle tue pubblicità: per rispetto a te, siamo stati anche indulgenti con Carolina, attendendone i risultati.
Che cosa è stato a non andare, Alex? Certo, la pressione era elevata, eppure non così tanta come quella sostenuta dai campioni di altri Stati. Dopotutto, in Italia, detto tra noi, poco interessa dell’atletica leggera. Comunque sia, vogliamo ammettere anche l’eccessiva tensione. In quel caso, la difficoltà è psicologica, quindi dovrebbero subentrare le capacità umane dell’allenatore, dello staff, della famiglia olimpica. Eppure, qualcosa non è andato, per tua volontà o per tua ingenuità: i giornalisti hanno riportato il pianto e le parole di Michele Didoni, il tecnico della marcia, il quale lasciava trapelare il sentimento del tradimento. Che cos’è successo?
E poi, l’EPO, l’eritropoietina, una sostanza che è costata la carriera a decine di atleti, ma che, ormai, è reperibile ovunque e facilmente rintracciabile dai controlli. Il doping è una brutta bestia, perché è la maggiore sconfitta di uno sportivo. Nel doping, sia esso privato, di Stato, federale o in ogni sua declinazione, si sommano i peggiori istinti dell’uomo: l’egoismo, il desiderio di sopraffare il prossimo e di vincere a ogni costo, in spregio ai valori dell’agonismo. L’immagine giunge funerea: è uccidere lo sport per il solo gusto del sangue. Usando l’EPO non hai cercato una tecnica sottile e moderna, bensì una sostanza comune, quasi un’offesa al buon senso oscillante tra la tracotanza e l’ingenuità. Adesso, c’è chi dice che la tua rinuncia ai 20 chilometri di marcia sia stata condizionata dal rischio nel quale tu avresti temuto d’imbatterti. Non lo so. Ripeto: il giudizio non compete a me. Tu stesso hai ammesso di aver accettato davvero il patto con il demone della vittoria oscura: la tua medaglia di Pechino deve restare d’oro, non scivolare nel fango. Perché ci costringi a pensare male? Così lasci solo spazio a chi già si compiace della nuova sconfitta dello sport definendolo un sistema marcio, un covo di bari, una sovrastruttura capitalistica, un inganno o quanto altro di negativo gridino gli uccellacci.
Ho sempre idealizzato i marciatori, facendo discendere la loro disciplina dai lunghi spostamenti di soldati che, vestiti con uniformi dell’Era napoleonica e con alti colbacchi di pelo, fossero costretti a individuare una tecnica che garantisse loro rapidità e compostezza. Certo, è un’idea un po’ infantile, però, Alex, non capisco perché tu abbia deluso la Fiamma dell’Arma e l’Italia: il nostro Paese ha bisogno di pulizia, limpidezza e forza. Ti chiedo ancora: perché sei caduto? Tutti abbiamo diritto alla presunzione d’innocenza e tutti sbagliamo. Tu, che a Pechino hai sventolato il Tricolore facendo adirare gli Schützen, convincimi a trovare un senso a questo articolo. A tutti i giornalisti, lettori e appassionati chiedo, invece, di attendere. Seppur con le dovute differenze, ricordiamoci di Marco Pantani.
- La versione integrale dell’articolo può essere letta qui: Una lettera ad Alex Schwazer.







stefano fait
7 agosto 2012
“Così lasci solo spazio a chi già si compiace della nuova sconfitta dello sport definendolo un sistema marcio, un covo di bari, una sovrastruttura capitalistica, un inganno o quanto altro di negativo gridino gli uccellacci”.
Non è compiacimento, è la constatazione di un dato oggettivo. C’è chi idolatra la scienza e chi idolatra lo sport, nella convinzione che gli esseri umani che li praticano siano nella media migliori degli altri. Invece soldi e potere corrompono tutto.
Beniamino Franceschini
7 agosto 2012
Secondo me, Stefano, non è un dato oggettivo. Il dato oggettivo è che esistano atleti scorretti, che ci sia chi vuol lucrare sullo sport, che ci sia certo chi idolatra lo sport ritenendo che i suoi praticanti siano superuomini. Lo sport ha molti aspetti controversi: prese singolarmente, le definizioni che anche tu hai riportato possono essere valide in certi casi. Vogliamo parlare, per esempio, del ruolo di serbatoio elettorale che sono le società sportive? Sono convinto che gli atleti dopati siano eccezioni, non regole. Attenzione a non cadere in una sineddoche per la quale con la quale la massa dei dopati possa indicare la totalità degli atleti. Il dato oggettivo è l’incidenza degli aspetti negativi, ma esiste un altrettanto dato oggettivo sulla lealtà e la posività di molti altri. Lo sport, certo, un’attività umana, e in quanto tale sottoposta agli errori umani. Leggendo i vari commenti, però, mi sembra di essere rimasto quasi l’unico a pensarla così!
crimson74
7 agosto 2012
Guarda, su molte cose sono d’accordo, gli chiederei anche io il perché; però, come tu hai immaginato leggendo il mio post, eviterei di usare parole come ‘errore’ o ‘sbaglio’: le trovo inappropriate, perché credo che oggi chi decide di doparsi lo fa in piena coscienza analizzando i pro e i contro; e forse in fondo, avendo usato l’epo, ossia una sostanza che ormai è facilissimo trovare, non era manco convinto fino in fondo manco lui della sua scelta; però, HA SCELTO, e tutti quanti qui ci chiediamo il perché, visto tra l’altro che dopo tutto quello che ha fatto non gli chiedevamo certo di essere per l’ennesima volta il salvatore della Patria. Solo un appunto: evitiamo il confronto con Pantani, quella è tutt’altra vicenda, perché ad oggi non è provato che Pantani avesse assunto alcunché; certo i valori del sangue erano sballati, ma la prova definitiva non c’è mai stata…
Beniamino Franceschini
7 agosto 2012
Ciao, grazie innanzitutto per essere intervenuto. Sono d’accordo con te, infatti è proprio per quello che dicevi riguardo al termine “errore” che ti ho segnalato il mio articolo. Premetto che questo post è stato modificato un paio di volte, perché l’ho scritto di getto non appena appresa la notizia, quindi ho dovuto cambiare alcune parti per aggiornarle. Condivido la tua visione sulla volontarietà, infatti ho utilizzato la parola “errore” con un’accezione tra “colpa” e “scorrettezza”, però comprendo perfettamente quello che vuoi dire e mi trovi concorde. Ho scritto altrove che la storia di Schwazer è strana, proprio perché la sostanza usata è stata l’EPO, ormai piuttosto comune e anche un po’ “ingenua”, nel senso che, come dici giustamente, forse non era convinto. Però, in effetti, che fosse o no convinto, il risultato è stato questo. Chiudo spiegando cosa intendevo col riferimento a Pantani. Ho scritto “Seppur con le dovute differenze” proprio perché il Pirata fu pressoché giustiziato per l’ematocrito elevato, ma senza prove reali. Il mio è un riflesso condizionato: ero molto affezionato a Pantani, e rimasi davvero colpito da quello che gli accadde, tanto che la sua morte mi arrivò, forse anche per l’età, come un colpo diretto. Da quel momento, ogni volta vedo un caso di doping, vero o presunto, mi torna alla mente quella vicenda…
crimson74
7 agosto 2012
si, beh in effetti anche a me… anche io rimasi male per la vicenda, e ancora di più per il modo in cui poi morì…
paveloescobar
7 agosto 2012
Passo da queste parti attraverso il blog di Crimson74…..
Guarda ti dico che la notizia non mi ha stupito più di tanto, però d’altra parte Schwazer un’idea di pulito me l’ha sempre data.
Se è vero che ha assunto Epo nel mese di Luglio va mandato immediatamente dal psichiatra e di corsa! Perchè è chiaro che ti beccano……..
Tuttavia si sa benissimo che a quei livelli quando si assumono certe sostanze si inizia svariati mesi prima……ed inoltre basta vedere il servizio del leggendario Enrico Lucci delle Iene che intervistò Barbi che addirittura disse che si dopava da “solo”.
Credo ci siano atleti che si seguono singolarmente e altri seguiti da medici.
Qualche atleta pulito c’è però non so se ha mai vinto…..
Per quanto riguarda il ciclismo, riporto un aneddoto di Fiorenzo Magni: “Esistevano due pasticche: una non la prendevo perchè sennò non dormivo per tre giorni”….vedi un pò tu…..
Pantani si ufficialmente non fu mai beccato ma fu preso come capro espiatorio, un classico all’italiana…..mi auguro che non accada con Schwazer.
Forse paradossalmente in alcuni sport andrebbe legalizzato il doping……..lo so….sembra immorale, ma nel ciclismo è così da un secolo……..
Buona serata!
Beniamino Franceschini
7 agosto 2012
Ciao, grazie per il tuo contributo! Sono d’accordo con te riguardo all’ingenuità dell’assunzione di EPO. Oltretutto, non so se hai avuto modo di sentire le parole del padre, il quale ha confermato i sospetti delle prime ore, ossia che Schwazer stesse davvero male, forse ai limiti della depressione. In un commento su Fanpage, è stato detto che in Italia si giustifica sempre tutto e si cerca sempre di capire tutto. Io credo sia giusto tentare di capire. La giustificazione a volte è sbagliata, nei casi di doping, poi, non ne esistono di valide. Tuttavia, provare a capire cosa stesse succedendo a Schwazer è prioritario per chi gli sta vicino innanzitutto. Se era in una condizione di sofferenza, probabilmente non ha avuto la forza di reagire, ed ecco anche l’assurdità dell’assunzione di EPO a pochi giorni dalla gara, un atto senza senso, dal punto di vista “tecnico” del doping. E questo mi convince nel ritenere che la vicenda di Schwazer sia molto particolare. Io mi sento molto deluso, mi dispiace davvero per la scelta triste dell’uomo Alex, ancor prima dell’atleta. Il giudizio, inoltre, non credo competa a noi, o almeno non a me: le Autorità competenti proseguiranno lungo il percorso più opportuno.
Sul secondo punto, io penso che gli atleti dopati siano la minoranza. Difficilmente posso convincere con questa idea!!! Però, io ci credo!
L’aneddotto di Magni l’ho letto anch’io oggi, forse l’hai addirittura postato tu da qualche parte magari, però conferma molti dubbi che circolano da anni, mostrando che, purtroppo, le pratiche sleali sono un fenomeno connaturato allo sport, che, in quanto attività umana, non puà – ahimè – essere escluso dalle negatività dell’uomo. Questo è mostrato dalla vicenda di Marco Pantani: come giustamente sostieni tu, il Pirata fu un capro espiatorio destinato a pagare per tutti con un sistema che è tristemente noto in Italia.
Riguardo alla tua affermazione finale, non sono d’accordo ovviamente, ma è come provocazione è del tutto adatta!!!
Grazie per l’intervento e buona serata a te!!!
Beniamino Franceschini
7 agosto 2012
P.S.: mi sa che devo un favore a Crimson74 per lo scambio di traffico
paveloescobar
8 agosto 2012
Si l’aneddoto di Magni l’ho scritto da crimson74…….
dipende dallo sport se gli atleti dopati sono la minoranza.
Nel ciclismo o anche nello sci (per esempio nello sci non si faceva il test antidoping, almeno fino agli anni 90) è risaputo che la maggior parte (cioè i più forti) qualcosa la prendano. Nel ciclismo è pratica secolare. Il problema è che prima era (credo) una pratica amatoriale e quindi il cavallo rimaneva cavallo e l’asino rimaneva asino. Negli ultimi 30 anni e le case farmaceutiche ci fanno i soldi, la cosa probabilmente si è complicata: l’asino si è dopato di brutto (per esempio c’è gente pazza che si dopa per fare 10″7 nei 100m!) e in taluni casi era al livello del cavallo, se non di più.
Se Schwazer è arrivato a fare una cosa del genere è perchè magari aveva qualche sospetto di qualche suo rivale già magari dopato…..
Probabilmente un Jonathan Edwards non si è mai dopato (il famoso triplista che per anni mi pare non gareggiava di domenica perchè assai credente), anche perchè stiamo parlando di specialità dove il tasso tecnico e la testa fanno la differenza.
Lo sport pulito può esistere ma in un mondo dove in alcuni ambienti girano un sacco di soldi, è un pò difficile che esista.
Buonanotte!
Beniamino Franceschini
8 agosto 2012
Concordo con tutto quello che hai scritto e confermo. Però, dopotutto, io continuo a credere nella buona fede e nel fatto che gli atleti dopati siano la minoranza… tutta questione di ingenuità? Forse, ma sicuramente di ottimismo antropologico. Grazie ancora e buonanotte a te!!!